Salvatore Tripodi

Vaccinazione anti-Covid per gli adolescenti: si o no?

  • Salvatore Tripodi
  • 11/06/2021

A breve sarà disponibile il vaccino anche per le/i ragazze/i dai 12 anni in su. Intanto sarà solo Pfizer e/o Moderna, dato che i vaccini ad adenovirus (AstraZeneca o Jhonson&Jhonson) saranno quasi certamente riservati ai soggetti sopra i 60 anni, visto il possibile (anche se remoto 1:100000 vaccinazioni) rischio di trombosi autoimmunitarie (come il recente caso della ragazza di Genova ha purtroppo confermato).

Il vaccino Pfizer si è rivelato particolaremte efficace nell’indurre una immunità anche in questa fascia di giovani.

Sono state segnalati però casi di miocardite (infiammazione del muscolo del cuore) in ragazzi (specie maschi) vaccinati con Pfizer e pertanto spesso ricevo domande di chiarimento su tale aspetto.

I dati attuali (colgo l’occasione per ricordare che le varie indicazioni che a volte cambiano, gettando anche nella confusione le persone, sono proprio dovute all’acquisizione di informazioni nel corso della vaccinazione [e questo succede per qualunque farmaco!], ma ciò va visto come dato positivo del monitoraggio della vaccinazione stessa, specie quando aumenta il numero dei vaccinati) ci dicono che gli eventi di miocarditi verificatisi sono ancora pochi per stabilire un nesso di causalità e non è escluso che per i più giovani si debba trovare il dosaggio adatto.

La scorsa settimana l’EMA ha dichiarato che l’infiammazione cardiaca in seguito a vaccinazione con vaccino Pfizer non è un motivo di preoccupazione in quanto tali casi sono stati in numero simile a quello verificatisi nella popolazione generale non vaccinata. Inoltre sono stati tutti casi lievi che si sono risolti rapidamente e bene.

Però qualcuno potrebbe chiedersi: perché far correre questo rischio, pur se remoto e ancora non chiaramente correlato alla vaccinazione, a mio figlio?

Le risposte sono almeno tre:

  1. Esistono anche negli adolescenti e nei bambini, delle condizioni particolari, come tumori, malattie infiammatorie, obesità, o malattie dell’apparato respiratorio come la fibrosi cistica, che richiedono terapie prolungate con farmaci i quali deprimono il sistema immunitario. Questi ragazzi sono più a rischio di sviluppare una forma grave di Covid-19 (vedi al punto 3). Da qui ll’opportunità di estendere anche a loro la possibilità di essere vaccinati.
  2. Vaccinare i bambini/adolescenti potrebbe ridurre la circolazione del virus e proteggere gli adulti più vulnerabili dall’esposizione. Inoltre, dato forse ancora più importante, bloccando la circolazione del virus si eviterebbe la generazioni di varianti che potrebbero superare la copertura data dai vaccini attuali e tutto ricomincerebbe daccapo!
  3. Anche se in percentuale minima anche i bambini/ragazzi possono ammalarsi ed a volte gravemente. Recentemente Il CDC (Center for Disease Control) degli Stati Uniti ha pubblicato i seguenti dati (la cui sintesi riporto, con qualche modifica, dal blog dell’amico e collega di Napoli Guglielmo Scala):

Rischio di Malattia, Malattia Severa e Morte per Covid 19 nella Popolazione Pediatrica USA

(Kompaniyets L et al, Underlying Medical Conditions AssociatedWith Severe COVID-19 Illness Among Children. 2021, JAMA Online)

Un gruppo di ricercatori del CDC (Center for Disease Control) americano con sede ad Atlanta ha raccolto in un database tutti i dati riguardanti la popolazione pediatrica studiata nell’ultimo anno per valutare quali fossero i parametri di rischio per ricovero ospedaliero, forma severa e decesso. I dati sono stati pubblicati pochi giorni fa sulla rivista JAMA.

Su circa 4 milioni di ragazzi valutati se ne sono ammalati 43.656 e di questi il 10% è stato ricoverato in ospedale. I ragazzi con forme ritenute severe sono stati circa 1.300 (e per il 5% è stata necessaria la ventilazione meccanica invasiva) e di questi, alla fine, purtroppo ne sono deceduti 38.

In sintesi si può quindi valutare 1 ragazzo su 100 si è ammalato di Covid. Il rischio per un ragazzo di contrarre una forma severa è di 1 /10.000, il rischio di morire di Covid è di 1/100.000.

Naturalmente questi sono numeri grezzi. In effetti il rischio non è spalmato in maniera omogenea su tutta la popolazione pediatrica. I fattori di maggiore rischio evidenziati da questo studio sono fondamentalmente l’obesità (rischio circa 4 volte maggiore rispetto ai non obesi) e la prematurità tra quei pochissimi che si ammalano nel primo anno di vita. Viceversa l’asma bronchiale non è un fattore di rischio significativo, se non in maniera minima (0.1% di rischio in più).

page1image37369408

Sono pochi? sono molti? Come si fa a dire? Per quelle 38 famiglie che hanno perso un figlio è una immensa tragedia ma anche quei quasi 4000 ragazzi che hanno presentato una forma severa sono stati molto male e bisognerà aspettare per valutare eventuali sequele, e comunque bisogna tenere conto delle sofferenza e ansia patite da loro e dalle loro famiglie

Nessuna terapia è esente da rischi e neanche il vaccino lo è, come si sa, ma è giusto ricordare che il nemico neanche scherza.

 

 

CONDIVIDI

Seguici su:

Contatori

  • 65432Totale letture:
  • 73Letture odierne:
  • 1127Letture scorso mese:
  • 49712Totale visitatori:
  • 70Oggi:
  • 765Visitatori per mese:
  • 0Utenti attualmente in linea:
  • 17/05/2018Il contatore parte dal 17/05/2018:

Categorie

Iscriviti alla newsletter

Per rimanere costantemente informato

Loading

Archivi

Navigando sul nostro sito accetti la privacy policy. Il sito utilizza i cookies di terze parti per profilare gli utenti.
Maggiori informazioni